Chiedimi se sono felice…

Per poter parlare di felicità, sia del cane che di noi umani, dovremmo prima compiere una riflessione sul significato che attribuiamo a questa parola.

IMG_20150827_185831Che cos’è la felicità? Cosa proviamo quando siamo felici? E come possiamo spiegare questo concetto a parole?
In effetti tradurre degli stati emotivi in dei concetti non è che sia proprio semplicissimo, anche perché la sensazione di felicità è altamente soggettiva e relativa.
Provando a fare uno sforzo di astrazione, come sostiene il prof. Roberto Marchesini, ritengo la felicità come una sensazione di pienezza e di gratificazione, una sensazione di star bene proveniente nella maggior parte dei casi dalla coincidenza tra quello che si è, dal punto di vista del proprio io e della propria natura, e quello che si sta vivendo. La felicità in questa prospettiva riguarda la possibilità di esprimere in pienezza e senza riserve il proprio modo di essere, i propri pensieri, il proprio sé, e di ritrovare nel mondo quelle occasioni che il proprio etogramma prevede. Si tratta quindi di una possibilità di espressione che trova una gratificazione nell’ambiente circostante e nell’insieme di relazioni che viviamo, perché in questi troviamo una corrispondenza e ci sentiamo appagati. E’ una visione della felicità che considera a monte l’importanza dei bisogni etologici, psicologici e motivazionali.

Nel mondo del cane allora come può tradursi tutto questo? Quando un cane è realmente felice?
Per capirlo immergiamoci mentalmente nel suo mondo, chiediamoci chi è quel cane, consideriamo tutto il suo insieme di bisogni di specie e di razza, di motivazioni ed al tempo stesso quello che riguarda la sua storia specifica come soggetto unico e particolare.

IMG_20150826_123724Vedere un labrador che si lancia in un’ansa del fiume, un cane da caccia che inizia a cacciare chiedendo la nostra collaborazione o quella di altri cani, un border collie che gestisce le greggi con il proprio pastore correndo e sfrecciando tra le stesse, un rottweiler che inizia a giocare con noi proponendoci un tira e molla o un gioco competitivo, un cane che ama perlustrare e correre seguendo le tracce della selvaggina poter essere libero in un bosco… sono tutti esempi di cani felici perché possono esprimere alcuni tratti propri della loro natura più profonda. IMG_20150924_170937Ecco allora che seguendo questa interpretazione, tutta etologica, ci rendiamo conto di quanto limitativa sia la nostra visione di benessere tutta incentrata sui bisogni fisiologici, sulla cura e sulle attenzioni parentali, sul legame affettivo, sulla visione distraente del gioco. Non che questi elementi non siano di primaria importanza, ma rilegare la nostra relazione solo ad aspetti affiliativi e di cure parentali limita la relazione e la felicità del nostro cane. Per usare le parole del prof. R.Marchesini “ogni animale e, nel caso del cane, ogni razza si aspetta dalla vita non di rimanere sotto una campana dorata di welfare e di coccole, non di restare nel dolce far niente di un nido caldo, perennemente legato in uno stato di attaccamento permanente a una base sicura, bensì di poter esprimere le proprie motivazioni, vale a dire di tradurre in azioni e in attività la propria natura”.

IMG_20150930_115732Una cattiva abitudine del nostro tempo, oltre alla facilità con cui gli animali vengono umanizzati, è purtroppo la negazione sistematica della loro natura. Si vorrebbe trasformarli in peluche privi di qualunque forma di espressione di specie o di razza, quasi denaturati, in un perimetro espressivo che nega loro qualunque comportamento che non sia l’espressione affettiva (il darci affetto) o quella et-epimeletica (il comportarsi da cuccioli bisognosi di cure). Così non accettiamo che i cani annusino quei meravigliosi angoli luridi della città, che per loro sono attraenti come per noi le vetrine di Natale, che socializzino con gli altri cani, che si divertano a sporcarsi nel fango ed a immergersi di odori per noi disgustosi, che si godano lunghe passeggiate in libertà nel bosco, scadendo così in un’altra forma di maltrattamento. Nessuno si preoccupa delle attitudini di razza, con il risultato che desideriamo che tutti i cani abbiano lo stesso profilo – animale da compagnia o d’affezione, due modi di dire che nascondono la forma più subdola di strumentalizzazione – con il risultato che il loro livello di infelicità è assai più rilevante dei loro colleghi impegnati in attività anche faticose.

Spesso molte alterazioni comportamentali che con estrema facilità vengono attribuite a disturbi psicologici in realtà altro non sono che tentativi disperati dei nostri quattrozampe di ritrovare una qualche forma di coerenza tra ciò che sentono e ciò che possono esprimere.

IMG_20150924_171431Obiettivo della pedagogia cinofila con approccio cognitivo-zooantropologico è sempre e soprattutto in questi casi quello di riuscire a conciliare i bisogni del cane, intesi nella loro pienezza, con la possibilità di espressione nel nostro contesto. Pensiamo ad un border collie che inizia un’azione predatoria sulle macchine, o al maremmano che non permette più ai proprietari di ricevere ospiti a casa, o ancora ad un cane con un’alta motivazione perlustratoria che non viene mai lasciato in libertà perchè i proprietari non vogliono slegarlo, in queste situazioni la non coincidenza con quello che il cane vorrebbe fare e quello che può fare nell’ambiente o nella situazione familiare in cui vive crea degli stati di frustrazione sui quali è importante intervenire, per aumentare il benessere del soggetto. L’intervento pedagogico non sarà in questi casi incentrato sull’inibire queste motivazioni, perchè proprio da queste motivazioni il soggetto trae un alto valore di appagamento, quanto sul dargli le competenze ed il giusto contesto espressivo per poter esprimere se stesso ed essere un cane felice!

E’ una visione della felicità che parte dalla conoscenza e dalla valorizzazione dell’altro diverso da noi, è una visione della felicità che coinvolge sia noi che il nostro cane, in cui la vita insieme diventa un viaggio di esperienze meravigliose tra sensazioni e visioni differenti. Lasciarci guidare dai desideri e dalle proposte del nostro cane potrebbe inoltre anche permetterci di riscoprire parti di noi che la vita e gli impegni quotidiani avevano messo in secondo piano.

IMG_20150920_162109Non ci resta che partire per questa avventura meravigliosa insieme al nostro amico a quattro zampe, iniziando a vedere il mondo dalla sua prospettiva, a conoscere i suoi reali bisogni, a valorizzarlo nel suo essere cane… unico rischio?!? La felicità!

Per ulteriori approfondimenti e curiosità si rimanda alle news Siua.

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